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mercoledì 22 settembre 2010

Crema di fragole



Ingredienti
300 g di fragole
100 g di zucchero
180 g di acqua (un bicchiere di plastica)
30 g di amido di mais
1 bustina di vanillina
un po' di limone spremuto

Innanzitutto devo ringraziare Emilia77, cookina di cookaround, che ha farcito la torta al limone con una crema di fragole, seguendo in linea di massima, la ricetta della crema al limone che faccio io. L'ho provata per farcire la torta al limone per il compleanno di mio marito, variando le dosi e aggiungendo l'aroma alla vaniglia. 
Ho frullato le fragole e tolto i semini con il colino. In un pentolino ho mescolato lo zucchero con l'amido di mais per evitare che si formassero i grumi, ho poi aggiunto il frullato di fragole, l'acqua, il succo del limone e la vanillina.
Ho fatto addensare la crema a fiamma dolce mescolando di tanto in tanto.
L'ho lasciata raffreddare e ho farcito la torta. Ho successivamente preparato anche la gelèe di fragola servito la fetta. Una golosità unica

Fragola



Per fragola si intendono i frutti (in realtà si tratta di un falso frutto) delle piante del genere Fragaria a cui appartengono molte specie differenti.
Comunemente con questo termine si intende la parte edule della pianta: anche se le fragole sono considerate dei frutti dal punto di vista nutrizionale, non lo sono dal punto di vista botanico: i frutti veri e propri sono i cosiddetti acheni ossia i semini gialli che si vedono sulla superficie della fragola. La fragola viene considerata come un falso frutto perché non è altro che il ricettacolo ingrossato di un'infiorescenza, posizionata di norma su un apposito stelo. La pianta, al di fuori del sistema riproduttivo, ha sistemi di moltiplicazione non sessuale, come lo stolone, ramificazione laterale radicante per mezzo del quale può produrre nuovi cespi che sono di fatto cloni dello stesso individuo vegetale.
Le fragole oggi comunemente coltivate sono ibridi derivanti dall'incrocio tra varietà europee e varietà americane.


e ancora 

La fragola ha origine molto antiche, la prima varietà coltivata risale agli inizi del Settecento in Francia. E' un frutto caratterizzato da un ottimo profumo e un sapore dolce. Ha un peduncolo e una rosetta di foglie; la superficie della fragola è ricoperta da numerosi puntini di colore giallo o bruno.
Varietà:
si divide genericamente in fragole di campo e fragole di bosco. Quella di campo è a frutto piccolo e medio, più adatta per la preparazione di macedonie e conserve; quella di bosco (anch'essa ormai, coltivata), ha una consistenza maggiore e si conserva più a lungo. Tra le varietà più specifiche ci sono la Gorella a forma di cuore, la Pocahontas di forma rotonda e la Belrubi dalla forma allungata. 
Quando l'acquistate ...:
controllate che sia soda, e che il colore sia rosso uniforme. Nel caso presenti parti bianche o verde chiaro, significa che la fragola è ancora acerba. Se l'acquistate in vaschetta controllate che non ci siano esemplari ammaccati o ammuffiti. 
Fate attenzione : 
al picciolo, che deve essere ancora attaccato al frutto; al colore della fragola: se è di un rosso scuro vuol dire che è piuttosto matura e quindi va consumata in brevissimo tempo.
Conservazione:
le fragole sono facilmente deperibili, quindi vanno tenute in frigorifero, nello scomparto meno freddo, per 2-3 giorni al massimo, poste su vassoi di cartone o lasciate nel cestino in cui sono state acquistare, in modo che circoli l'aria.

martedì 21 settembre 2010

Crema di Limoncello di nonna Enza

...ho ricevuto in regalo una marea di limoni dal suocero di mia sorella quando, a Pasqua, sono andata a trovarla ad Eboli, quindi mi sono data alla pazza gioia preparando questa crema di limoncello il limoncello


Questa ricetta me l'ha data circa 10 anni fa la mamma di una mia amica siciliana, Enza con l'unica raccomandazione di utilizzare il latte parzialmente scremato della Parmalat. Ormai la ricetta e "stracollaudata" l'unica variante e che diminuisco la quantità di alcool, perché mi piace meno forte, io ne utilizzo solo 300 ml, ma qui vi riporto la ricetta originale.

Ingredienti
½ l di alcool (io 300 ml)
800 g di zucchero
11 limoni semi verdi
2 bustine di vanillina
1 l di latte parzialmente scremato

Ho lavato 8 limoni e tagliato con il pelapatate la buccia, facendo attenzione a non prendere la parte interna bianca. In un contenitore di vetro a chiusura ermetica ho versato l'alcool sulle bucce e fatte macerare per 4 gg.


Il quarto giorno, in una pentola capiente, ho versato il latte, lo zucchero e la vanillina e le bucce degli altri tre limoni, sempre prive del bianco e ho cotto il composto a fiamma bassa, mescolando di continuo, senza portare ad ebollizione. (Appena si formano delle piccole bollicine spegnere il fuoco.)


Ho lasciato le bucce in infusione fino a quando il latte non si è completamente raffreddato, poi  l'ho versato, filtrandolo con un colino, in un contenitore di vetro. In un secondo contenitore di vetro ho versato l'alcool con le bucce in macerazione. Ho poi  miscelato il latte col l'alcool in un terzo contenitore di vetro, alternando un mestolo di latte ed uno di alcool. Questo passaggio è importante per evitare di far impazzire la crema di limoncello.



In ultimo ho imbottigliato la crema filtrandola nuovamente, e riposta nel freezer...


Gustate un bicchierino di crema al limoncello con bordo zuccherato e con una fettina di limone... ed una fetta di torta al limone ....





Crema alla Crema di Limoncello


Ingredienti

500 ml di latte 
400 gr di zucchero
2 limoni semiverdi, solo buccia
15 gr di amido di mais
1 bustina di vanillina
10 ml di limoncello.

Bagna al Limoncello
100 ml di acqua
  70 gr di zucchero
    1  bicchierino di Limoncello

Per questa crema ho preso spunto dalla preparazione della "Crema di Limoncello", per la quale vanno portate quasi a bollore le bucce di limone in 1 litro di latte con 800 g di zucchero e lasciate in infusione fino al completo raffreddamento del latte stesso. Dovendo farcire la Torta al Limone ho dimezzato la dose, quindi ho pelato i limoni evitando di tagliare la parte bianca. Ho versato in un pentolino il latte ed aggiunto lo zucchero, la vanillina e le bucce di limone, portandolo quasi ad ebollizione a fiamma dolce. Appena si sono formate le prime bollicine ho spento il fuoco lasciando raffreddare completamente il latte. Una volta raffreddato l'ho filtrato in un altro pentolino dove ho aggiunto il limoncello e l'amido di mais miscelando bene per evitare la formazione di grumi. Ho posto il pentolino sul fornello e ho cotto la crema a fiamma dolce mescolando. Quando la crema ha iniziato ad addensarsi ho spento il fuoco e continuato ancora per qualche minuto a mescolarla.  Per la bagna ho portato ad ebollizione l'acqua con lo zucchero e a fuoco spento ho aggiunto il Limoncello. Ho poi  tagliato la  Torta al Limone  e dopo averla bagnata con lo sciroppo l'ho farcita con la crema.  Mummm che delizia!














storia del cioccolato

Theobroma cacao


Pianta del Cacao



cioccoclub 




LA STORIA DEL CIOCCOLATO

L’avventura del cioccolato inizia in America, talmente tanto tempo fa che ancora questo continente non portava il suo nome attuale. Nell’umidità costante del clima messicano, un piccolo albero produceva i suoi frutti simili a zucche contornati dalle foglie di colore verde scuro: la pianta del cacao.
E’ grazie agli insetti ed agli altri animali che si cibavano di questi frutti se queste piante si estesero oltre i confini del Messico per arrivare sino all’attuale Guyana del sud: nutrendosi del frutto, infatti, trasportavano via anche i suoi semi così permettendo alla terra di far nascere sempre più alberi di cacao. Presto, anche l’uomo si accorse della bontà di tale frutto ed iniziarono così a diffondersi le piantagioni.
I primi agricoltori che iniziarono la coltivazione della pianta del cacao furono i Maya. Tale civiltà risale a circa duemila anni prima della scoperta dell’America.
Le terre che si estendono fra la penisola dello Yucatàn, il Chiapas e la costa pacifica del Guatemala furono quindi le prime a vedere l’inizio della storia del cioccolato.
La leggenda dice che la coltura del cacao fu sviluppata dal terzo re Maya: Hunahpu.
La storia ci riporta che il frutto di tale pianta era considerato talmente prezioso che era utilizzato anche come moneta presso la popolazione Maya.
Intorno al X secolo, avvolto dal mistero, si assiste alla distruzione di questa grande civiltà.
Presto la tribù dei Toltechi, proveniente dal nord, si stabilì in questa regione. La capitale fu scelta nella città di Tollan (oggi identificata nella città di Tula, a nord di Città del Messico); il re, un uomo di pace, Topiltzin Quetzalcoàtl (Serpente Piumato), fu costretto da violente pressioni interne a fuggire a sud sino alla città di Chichèn, una città Maya nella penisola dello Yucatàn. Presto il re venne divinizzato entrando così a far parte della mitologia azteca.

Il tesoro del Dio Quetzalcoàtl
La mitologia narra che il Dio possedesse un immenso tesoro composto da “tutte le ricchezze del mondo, oro e argento, pietre verdi chiamate chalchiuitl ed altri oggetti preziosi, come una grande abbondanza di alberi di cacao di diversi colori”.
La leggenda narra che, quando Quetzalcoàtl era ancora un re, a causa di una grave malattia che lo aveva colpito, venne spinto a bere una pozione che gli avrebbe ridato la salute ed invece lo portò alla pazzia: fuggì verso il mare dove trovò una zattera di serpenti intrecciati e si allontanò scomparendo nel mistero.
Prima di partire però, Quetzalcoàtl promise che avrebbe fatto ritorno per riprendersi il suo regno nell’anno posto sotto il segno del “Ce-acatl”.
Secoli più tardi, nel 1519, anno sotto il segno del “Ce-acatl”, una grande nave carica di uomini con scintillanti armature come scaglie di serpente ed elmetti piumati, fece la sua comparsa vicino alla costa orientale del regno azteco.
Immediatamente l’imperatore Montezuma credette alla profezia ed accolse pacificamente quella nave pronto a restituire il regno al Dio Quetzalcoàtl.
Sul battello però non vi era il Dio azteco ma un conquistatore spagnolo: Hernàn Cortès.
Vennero offerti molti doni quali oro, argento, pietre preziose, schiave e… cesti pieni di semi di cacao.
I conquistatori diedero inizio all’espansione della conoscenza del cioccolato in tutti i continenti purtroppo però… distrussero una delle più brillanti civiltà della storia.

lunedì 20 settembre 2010

Un po' di storia del limone


Il Limone Albero della Vita

La pianta del limone è un meraviglioso albero che si distingue dagli altri per la sua generosità.
Secondo la mitologia greca la dea Terra (Gea) per onorare le nozze tra Era e Zeus produsse degli alberelli rigogliosi dai Pomi aurei, emblema di fecondità e amore. Un bene assai prezioso e da presevare. Giove, infatti, timoroso di un loro possibile furto, decise di custodirli in un meraviglioso giardino, sorvegliato dalle Esperidi.L’XIa fatica di Ercole fu proprio quella di dover rubare i preziosi pomi Simbolo del calore e del sole mediterraneo, il limone ha però origini asiatiche e precisamente proviene dall'Estremo Oriente (India e Cina) dove fu trovato allo stato spontaneo. Conosciuto in Cina, in India e nelle civiltà mesopotamiche per le sue proprietà antisettiche, antireumatiche e tonificanti e considerato sacro nei paesi islamici, veniva per lo più impiegato come antidoto contro i veleni, come astringente contro le forme dissenteriche ed emorragiche nonché per tenere lontano il demonio dalle case. Gli antichi Egizi lo utilizzavano per imbalsamare le mummie e spesso lo riponevano nelle tombe con datteri e fichi. I Greci lo importavano dalla Media e lo utilizzavano a scopo ornamentale e per profumare la biancheria e difenderla dalle tarme. Le prime chiare descrizioni dell'impiego del limone a scopo terapeutico risalgono alle opere di Teofrasto, l'allievo di Aristotele, che viene considerato il fondatore della fitoterapia. Era costume degli Ellenici coltivare gli alberi di limone vicino agli ulivi per preservare questi ultimi da attacchi parassitari. Anche Plinio parlò del limone nei suoi trattati e lo prescrisse, tra l'altro, come antidoto verso diversi veleni. E’certo, dunque, che il limone fosse trapiantato ed acclimatato in Campania nel primo secolo dopo Cristo, sia pure come frutto raro. Tra i Romani pare che l'imperatore Nerone ne fosse un assiduo consumatore, ossessionato come era dal presentimento di un suo possibile avvelenamento. 
In Occidente il limone si diffuse intorno all'anno 1000 grazie agli Arabi che lo portarono in Sicilia. La prima descrizione del limone, introdotto dall'India due secoli prima, apparve infatti in scritti arabi del dodicesimo secolo. Le origini del nome derivano dal persiano (لیمو Limu). In Europa la prima vera coltivazione di limoni venne impiantata a Genova a metà del quindicesimo secolo. Nel 1494 i limoni comparvero nelle Azzorre, mentre in America il limone e gli altri agrumi furono portati dagli Spagnoli e dai missionari dopo la scoperta di Cristoforo Colombo. Nel XV secolo si scoprì inoltre che il succo di limone curava e preveniva lo scorbuto, malattia diffusa tra i marinai che si cibavano per lunghi periodi solamente con farine, cibi conservati e altri alimenti privi di vitamina C. Con il tempo si appurò che lo scorbuto dipendeva dalla carenza massiccia e prolungata di vitamina C (acido ascorbico) presente nella frutta e nelle verdure fresche e ciò spiega anche perché si iniziò ad utilizzare i limoni in grande quantità a bordo delle navi. Fu tramite i viaggi per mare che il frutto venne introdotto anche nei paesi del Nord Europa. Le navi che arrivavano nel Mediterraneo si rifornivano di limoni, pagandoli con merci pregiate o addirittura in oro. I frutti acquistati venivano rivenduti a prezzi altissimi nei paesi del Nord, dove il limone era considerato un prodotto di gran lusso, ma sempre a prevalente scopo ornamentale e terapeutico. Solamente nel XVIII secolo il limone cominciò ad essere usato in cucina per aromatizzare cibi e bevande.

Vaniglia



La vaniglia o vainiglia (Vanilla planifolia) è un'orchidea originaria del Messico.
I suoi frutti, comunemente chiamati baccelli, producono la spezia nota come vaniglia.

Storia
Il monopolio messicano


Per più di due secoli, nel XVII secolo e XVIII secolo, il Messico, e in particolare la regione di Veracruz, conserva il monopolio della vaniglia. I Totonachi (antica popolazione Amerinda) rimangono i primi produttori fino alla metà del XIX secolo. Tutti i tentativi di far riprodurre questa orchidea al di fuori del proprio habitat naturale falliscono. Fino al XIX secolo infatti si ignorava che le api melipona giocano un ruolo fondamentale per la fecondazione e la formazione del frutto.
La vaniglia provoca una vera e propria infatuazione in Europa. È sempre più apprezzata nella corte di Francia, dove Madame Montespan ci profuma il bagno. Re Luigi XIV, avendone subìto lo charme, decide di tentare seriamente di introdurla sull'Isola Bourbon (oggi Réunion), ma i diversi tentativi non sono andati a buon fine.
Il successo dell'isola Bourbon


Pianta di vaniglia nell'isola di Réunion

La prima impollinazione artificiale del vaniller fu effettuata nel 1836 nel Giardino Botanico di Liegi da parte del naturalista belga Charles Morren poi, nel 1837, da parte dell'ortocultore francese Joseph Henri François Neumann. Non è un caso se nel 1841 un giovane schiavo di Bourbon di dodici anni, Edmond, mise a punto il procedimento pratico tutt'ora utilizzato. Questo metodo d'impollinazione, la cui paternità viene ingiustamente rivendicata dal botanico francese Jean Michel Claude Richard, fa dell'isola di Bourbon il primo centro "vanigliero" del pianeta, qualche decennio dopo l'introduzione dell'orchidea sul suo suolo nel 1819. Con l'abolizione della schiavitù, nel 1848, a Edmond venne dato il patronimico "d'Albius", correlato al colore bianco del fiore di vaniglia.
La vaniglia è stata anche coltivata sulla Guadalupa e la Martinica, ma con il concentramento della produzione agricola sulla canna da zucchero e sulla banana, è praticamente scomparsa, come numerose altre specie sostituite dalle importazioni.

Lo sviluppo malgascio
Sono i coltivatori di Réunion che nel 1880 introducono in Madagascar la coltura della vaniglia. Le prime piantagioni vengono create sull'isola di Nosy Be. Successivamente prendono piede anche nelle regioni orientali della grande isola, soprattutto in quelle di Antalaha e di Sambava con un clima umido favorevole. La produzione aumenta velocemente e supera le 1.000 tonnellate nel 1929, è più di dieci volte quella di Réunion. Il mercato tuttavia, senza alcuna regolamentazione, fa conoscere alla vaniglia delle crisi cicliche di sovrapproduzione.
Malgrado la concorrenza di altri paesi tropicali come l'Indonesia e l'emergenza delle nuove produzioni, come quella indiana di Kerala, il Madagascar conserva ancora oggi il suo ruolo di primo esportatore mondiale.

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